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Archivio di Stato di Firenze

Sede


Fino al 1988 l'Archivio di Stato di Firenze era situato nel palazzo degli Uffizi, di cui occupava il primo piano ed il piano terreno di entrambe le ali. In seguito all'alluvione del 1966, la proposta del trasferimento in una sede più idonea, apparve ormai matura. In un concorso indetto agli inizi degli anni Settanta per la costruzione del nuovo Archivio, fra i 28 progetti presentati, risultò vincitore quello redatto da Italo Gamberini in collaborazione con Loris Macci, Rino Vernuccio e Franco Bonaiuti.
 
L'area individuata per la costruzione dell'edificio, situata nei pressi di piazza Beccaria sulla direttrice sud dei viali di circonvallazione progettati nel XIX secolo da Giuseppe Poggi, era stata fino a quel momento occupata da un importante complesso, la Casa della Gioventù Italiana del Littorio (G.I.L.), opera progettata ed eseguita da Aurelio Cetica fra il 1933 e il 1935.
Demolito l'edificio della G.I.L., i lavori di costruzione della nuova sede furono avviati nel 1977.
 
Italo Gamberini, formatosi nell'ambiente del primo razionalismo italiano, influenzato dalla poetica brutalista dei primi anni sessanta, ma anche dalle immagini tecnologiche dell'architettura dei primi anni settanta, si è cimentato con una struttura urbana che, per la sua particolare destinazione, doveva necessariamente avere le caratteristiche di un contenitore chiuso, ma, nello stesso tempo, aperto alle esigenze di un'utenza molto qualificata.
 
Il problema fu risolto adottando una soluzione volumetrica trapezoidale: fissato un asse longitudinale tra piazza Beccaria e viale Duca degli Abruzzi, venne prevista una lunga strada interna di attraversamento che porta dal lato Ovest fino al prospetto principale affacciato su piazza Beccaria. Questo lungo corridoio, illuminato dall'alto e adibito a spazio espositivo, assume la connotazione di un'ideale strada interna di collegamento tra l'edificio e la città. A sud di questo asse venne previsto il grande corpo dei depositi, a nord quello riservato agli ambienti di lavoro; il loro collegamento è stato garantito da passerelle pensili a varie quote.
 
Il corpo dei depositi si sviluppa con un andamento longitudinale rispetto ai viali, articolandosi prevalentemente su sei piani che diventano otto nel volume che si affaccia a Ovest su via Duca degli Abruzzi. Il sistema impiantistico è adeguato alle esigenze della conservazione, della sicurezza e della gestione del patrimonio archivistico.
Il corpo di fabbrica riservato agli ambienti di lavoro, che si affaccia su viale Giovine Italia, è articolato in due settori, uno dei quali accoglie, su sei livelli, impianti, ambienti di servizio, laboratori di restauro e fotoriproduzione, direzione, amministrazione, uffici del personale tecnico-scientifico.
Nel settore a Ovest, dotato di maggiore visibilità, sono disposti, su cinque livelli, dal basso verso l'alto, i seguenti ambienti: sala convegni, sala mostre, biblioteca, scuola di archivistica, sala di studio. Quest'ultima, con una copertura caratterizzata da una struttura reticolare metallica, è illuminata con luce indiretta zenitale da una serie di lucernai, che connotano il disegno del soffitto. La sala rappresenta il punto d'incontro tra gli studiosi e i servizi offerti dall'Istituto per consentire il più ampio accesso alla consultazione dei fondi archivistici, nel rispetto delle esigenze legate alla conservazione e all'integrità dei documenti.