CENNI STORICI

L'origine delle Monache di San Miniato risale all'anno 1414, quando n.11 donne di diverse riguardevoli Case della Città, per darsi tutte al divino servizio e vivere vita eremitica fra gli altri luoghi elessero quello di S. Miniato al Monte, forse perché non v'era presso della città luogo qual fosse in maggior venerazione per l'orme ivi lasciate da tanti santi /.../ Ebber ritiro in certa casa, ovvero monastero di S.Maria al Monte, così allora dal volgo nominata, posta a pie' della detta Badia /.../ sotto lo stendardo benedettino. Fu concesso loro di vestire l'abito olivetano sotto S.Benedetto, raccomandandone il governo a quelli stessi monaci [1].
Lì rimasero le 'Romite di S.Maria a Mezza Costa' (o 'Monache di S.Maria a Mezza Costa') [2] fino al 1530 quando, a causa della guerra di papa Clemente VII, furono costrette a ritirarsi in Firenze, dove dalla Repubblica fu assegnato loro come abitazione lo Spedale di S. Filippo e Iacopo del Ceppo, ovvero della Torricella, vicino alla Porta della Giustizia (più precisamente in Corso Tintori) [3], con la chiesa e con l'obbligo di continuare ad accogliere pellegrini. Nello stesso 1530 ottennero anche l'adiacente luogo fino ad allora occupato delle Compagnie di S.Niccolò e di S.Girolamo del Ceppo (la prima si trasferì provvisoriamente nella sede di quella di Santa Maria al Tempio, la seconda in Costa S.Giorgio).
Così lasciaron il nome di monache del monastero di Santa Maria al Monte o di S.Maria da Mezza Costa di S.Miniato e si denominarono di S.Miniato e ab intrinseco si riservaron quello della Madonna [4]; dal nome della nuova sede cominciarono però ben presto a chiamarsi anche "monache del Ceppo" [5].

Nel settembre 1557 il monastero fu vittima dell'alluvione e rovinato in modo irreparabile e le suore furono costrette a rifugiarsi temporaneamente (portando con loro ciò che poterono, fra cui un crocifisso e una 'Madonna di rilievo' antichi) in Via Ginori, presso i fratelli di suor Tita Del Tovaglia, abbadessa di quel tempo, dove rimasero finché non ebbero trovato un altro luogo: Ricordo come l'anno 1557 noi monache abitavamo al Ceppo nel Corso de' Tintori in Firenze e per una piena grandissima ch'Arno messe, che fu adì 13 di settembre di detto anno, e il dì 14 seguente venimmo tutte, eccetto suor Zenobia de' Panciatici, che affogò, in casa e fratelli di madonna del Tovaglia: abitavamo in Via de' Ginori. Eramo 33 fra monache sacrate, novizie e servigiale, con due fanciulle accettate [6]. Il 20 ottobre 1558 si trasferirono quindi in Via San Gallo (dirimpetto al Monastero di Sant'Agata, accanto alle monache di Chiarito) nell'Ospizio dei Monaci della Certosa (già palazzo e beni dei Ricasoli e da questi ceduti ai certosini), che comprendeva anche l'Oratorio di San Dionisio: Ricordo come questo dì 20 ottobre 1558 ritrovandoci noi badessa e monache senza convento e luogo dove ci accomodare per monasterio, piacque a Sua Eccellenza Illustrissima e per quella a' Magnifici Signori della sua Pratica Secreta, che si convenisse col reverendo priore e monaci di san Lorenzo da Monte Acuto dell'Ordine di Certosa in questo modo, cioè che con detti priore e monaci si permutasse il nostro sito vecchio del Ceppo dove prima abitavamo con tutte sue appartenenze et in specie con lo spedale e una casa appiccata con detto spedale del Ceppo, si permutasse dico con un sito di detti monaci in via di S.Gallo, con casa, orto e vigna contigua al monastero di Chiarito e per sopravanzo della valuta di detto sito si pagassino a detti monaci a buon conto scudi 800, denari 37, soldi 3 [7].
Molto presto le monache iniziarono la costruzione della chiesa, che fu abbellita con dipinti del Poccetti e di Pier Dandini. Furono in essa collocati anche il crocifisso e la 'Madonna di rilievo' salvati dalla piena del 1557.
L'edificio del monastero fu sopraelevato e poi, nel secolo successivo, ampliato attraverso l'accorpamento di alcune case vicine.
Il monastero di Via San Gallo fu la sede definitiva di queste monache, che continuarono però sempre a chiamarsi "Monache di San Miniato della Congregazione Olivetana e volgarmente dette del Ceppo" [8].

Con la bolla del 15 maggio 1734 di Clemente X ne fu decretata la soppressione, che divenne esecutiva dal 1739, come dimostra la stessa documentazione; l'area venne così assegnata al confinante Ospedale di Bonifazio e i beni vennero riuniti al patrimonio del Conservatorio dei Poveri di San Giovanni Battista.


TRADIZIONE ARCHIVISTICA DEL FONDO

In seguito alla bolla del 1734 che decretò la sopprressione del monastero, nel 1739 i beni e la documentazione passò al Nuovo Conservatorio dei Poveri di San Giovanni Battista dell'ospedale di Bonifazio. Poi, con l'aggregazione di questo all'ospedale di Santa Maria Nuova del 1789, vi fu un altro passaggio del materiale. Nel 1873, infine, questo giunse in Archivio di Stato tramite versamento da parte di Santa Maria Nuova.

A causa della comune denominazione, le Carte delle Monache del Ceppo sono state erroneamente mischiate con quelle delle Fanciulle Abbandonate di S.Maria e S.Niccolò del Ceppo, due istituzioni che in comune hanno solo il fatto di avere avuto sede nel medesimo luogo (ma in tempi diversi), chiamato, appunto, il Ceppo e di aver entrambe tratto da questo la loro denominazione. L'omonimia fra le due istituzioni non si fermava qui, ma si spingeva fino all'originario titolo di Santa Maria, comune a entrambe [9]. Tutto ciò ingenerò confusione fra i due archivi al momento della loro confluenza in Santa Maria Nuova e in Archivio di Stato, con il risultato che finirono per essere trattati come appartenenti ad un unico ente e fusi insieme con un'unitaria numerazione dei pezzi.

Il riordinatore ha ora nuovamente proceduto alla separazione dei due fondi con la ripartizione delle unità e alla compilazione di due inventari distinti, senza tuttavia per il momento mutare la numerazione che i singoli pezzi presentavano. Pertanto, esiste ancora un'unica numerazione per le unità delle Monache di San Miniato e per quelle delle Fanciulle Abbandonate di S.Maria e S.Niccolò e di fatto è venuto a crearsi un archivio del Ceppo al cui interno si trovano due fondi:

1) Fanciulle di Santa Maria e di San Niccolò, dette "del Ceppo";
2) Monache di San Miniato, dette "del Ceppo".


1 - ASF, Ceppo 78 cc.4r-v.
2 - Altra loro denominazione fu quella di "Monache de' Baroncelli" in quanto il loro monastero di San Miniato al Monte era noto anche come "il monastero di Simon Baroncelli", benefattore o fondatore. A questo proposito vedi RICHA Giuseppe, Notizie istoriche delle chiese fiorentine, Firenze, 1757, tomo V, p.219.
3 - Su questo trasferimento vedi anche ASF, Ceppo 236.
4 - ASF, Ceppo 78 c5v.
5 - A questo proposito vedi anche ASF, Ceppo 255 p.305.
6 - ASF, Ceppo 78 cc.14r-v. Il 14 settembre ricorreva la festa dell'Esaltazione della Santissima Croce, che le monache, in ricordo dello scampato pericolo, continueranno sempre a celebrare e osservare con preghiere particolari, digiuno e processione (con il crocifisso). Si vedano a questo riguardo i registri degli Obblighi.
7 - ASF, Ceppo 78 cc.14v-15r.
8 - ASF, Ceppo 255 p.305.
9 - "Fanciulle di Santa Maria" e "Monache di Santa Maria al Monte" o "di Santa Maria a Mezza Costa"