DONATELLA CONTINI


Donatella Contini è nata a Roma e ha studiato a Firenze dove si è laureata con Giuseppe De Robertis. A quindici anni ha pubblicato il primo racconto su Il selvaggio di Mino Maccari, con una presentazione di Anna Banti, che in seguito l'ha accolta anche su Paragone. Ha insegnato nella Scuola media e ha vissuto a lungo a Siena. E' sposata e ha tre figli e quattro nipoti.

Dopo un periodo di silenzio, che però non è stato inattivo, ha pubblicato ne "I narratori Vallecchi" una silloge di racconti brevi: Del colore del Rio della Plata (Vallecchi, 1991). Poi, nel 1993, ha dato alle stampe con il Ponte alle Grazie la raccolta di racconti La sera della festa (Ponte alle Grazie, 1993), con prefazione di Marino Biondi. Per i tipi di Amadeus ha pubblicato Quaderni di viaggio (1995), nati dalla viva esperienza fatta al seguito di un gruppo di scienziati che, come spiega nella premessa, "si incontrano qua e là nelle città del mondo". Uno di quegli scienziati, come si può intuire, è suo marito. Nella quarta di copertina, Giorgio Luti scrive tra l'altro: "Le tappe molteplici di questo straordinario viaggio toccano luoghi precisi, atmosfere evocate dalla realtà del presente. E tuttavia da questa dimensione Donatella Contini muove verso lo spazio dell'immaginario, segue un itinerario originale affidato al sogno e alla riflessione".

Sempre ne "I narratori di Amadeus" ha pubblicato Per un istante il tempo (1996), che è un libro un po' diverso, composto di racconti indipendenti e insieme concatenati fra loro. I personaggi, come scrive Marco Forti nella prefazione, "via via emergono, sfumano, ricompaiono, fino a formare una molteplice e potenziale dinamica narrativa, un flusso che corre e ricorre nel tempo".

In effetti, in Per un istante il tempo, ogni racconto parte da un'immagine ferma, tipo fotografia, che poi si anima in una specie di sequenza cinematografica, dando vita a personaggi visti in situazioni e momenti diversi, che alla fine si ritrovano tutti insieme a camminare sotto il sole in un'arida radura, attratti dai cespugli gialli delle ginestre. E sono uniti da un comune destino.

Dopo di che sono usciti altri due lavori. Cedendo ad una irragionevole attrazione per il puro dialogo, l'autrice ha scritto Padri e figlie, Il vento (due atti unici pubblicati da Nicomp, 1998). L'altro lavoro, Senza specchio (La vita felice, 1998) è, al solito, una silloge di racconti intercalati, come Per un istante il tempo, da brevi prose in corsivo.

Contrariamente alle aspettative di molti amici, Donatella Contini non ha scritto un romanzo. Si muove nella tradizione del racconto breve, secondo lei particolarmente adatto al nostro tempo, così rapido e frammentario, e sostiene che si può far entrare un mondo intero in poche pagine, usando le parole più semplici e comuni, che sono cariche di significati riposti. Del resto questa è la dignità del racconto: una ricerca di essenzialità.

(Autodichiarazione dell'autrice ora in Autodizionario delle scrittrici del Novecento in Toscana, a cura di Ernestina Pellegrini e Liana Borghi, Firenze, Le Lettere, 2000)


Archivio Contini

La Donazione della scrittrice Donatella Contini all’Archivio di Stato di Firenze è stata depositata tra la fine del 1998 ed il febbraio del 2005. L’archivio è composto da 170 quaderni manoscritti, 253 tra lettere (143 di numerosi mittenti), biglietti, cartoline e minute di risposta. Inoltre il materiale donato si articola e spazia in tutti gli ambiti dell’attività letteraria (volumi editi e scritti inediti, recensioni, locandine, premi letterari e bibliografia).

 

Inventario del fondo Donatella Contini