ARCHIVIO PER LA MEMORIA E LA SCRITTURA DELLE DONNE
'ALESSANDRA CONTINI BONACOSSI'

www.archiviodistato.firenze.it/memoriadonne


Sui generis 2011. Memoria e voce delle donne
Incontri Scritture Poesia Video Musica Danza Teatro

30 marzo – 2 aprile 2011
Museo Marino Marini, Firenze


Percorso audiovisivo - “Padri e figlie”:

Celeste Galilei,
dal convento delle Clarisse di Arcetri.
Lettere al padre, 1625-1633



SUOR MARIA CELESTE GALILEI (1600-1634)

Figlia naturale di Galileo, suor Maria Celeste vestì l’abito delle Clarisse a Firenze, nel monastero di San Matteo in Arcetri, all’età di 13 anni. A San Matteo vi era povertà grande, ma ciò che più affliggeva le monache era la «carestia» di celle, la privazione di intimità. Quando suor Celeste poté finalmente disporre di una cella tutta per sé, nella stagione più fresca vi stava a lavorare con le «amiche», piccola comunità di affetti e di solidarietà nella più vasta comunità del convento. Pur facendo tutto il giorno «l’ufizio di Marta» , suor Celeste riusciva però a coltivare in qualche modo le sue non mediocri doti di ingegno. Scriveva spesso nelle ore di notte, perché il lavoro e le incombenze nel monastero non le lasciavano altro momento: «ma di tutto questo ne cavo un bene non piccolo – celiava con il padre – cioè il non stare in ozio un quarto d’ora mai mai».

Nella relazione tra padre e figlia, erano scambievoli la richiesta di corrispondenza e il rimprovero di volta in volta per i silenzi. Anche nei momenti più duri, quelli della prigionia del padre e della sua condanna, le lettere di suor Celeste conservano quella temperanza di toni seri e di leggerezza, di eloquio amoroso e di amabile conversare, che sono la cifra del suo diffuso «cicalare». «Siamo riserrate – scriveva – e non aviamo quell’abilità che molte volte ci bisognerebbeno». Nel chiedere per sé e per la comunità di San Matteo, usava accenti lievi, sì da conservare ovunque nelle sue lettere grande dignità; ciò non le impediva, quando il padre discuteva le sue richieste o tardava a soddisfarle, dio mostrare una inusitata fermezza.

Sollecita della salute del padre e poco curante della propria, nel 1634 «in sei giorni si morì – annotava Galileo – essendo in età di trentatre anni, lasciando me in una estrema afflizione»

A. Scattigno, Lettere dal convento, in G. Zarri (a cura di), Per lettera. La scrittura epistolare femminile tra archivio e tipografia secoli XV-XVII, Roma 1999.
Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Mss. Galileiani, 23.



 

Dal convento delle Clarisse di Arcetri.Lettere al padre, 1625-1633

 




Voce recitante: Angela Giuntini

Scelta delle immagini: Eleonora Brandigi (Ritratto di Celeste Galilei, da D. Sobel, La figlia di Galileo: una storia di scienza, fede e amore, Milano 1999, p. 353; lettera di Celeste Galilei al padre, Biblioteca Nazionale centrale Firenze, Mss. Galileiani, 23, cc. 131 r. (8 nov. 1630);Tomba di Galileo Galilei, Firenze, Santa Croce

Filmaker: Rocco Poiago






© Archivio per la memoria e la scrittura delle donne 'Alessandra Contini Bonacossi'

 

 

 

Elenco video