Identificazione

Passerini Patrizi di Cortona

sec. XIX - sec. XX, secondo quarto

Intestazioni:
   Regole SIASFI: Passerini, patrizi di Cortona (secc. XII-XX)

Descrizione


Le antiche origini della famiglia Passerini risalgono ad un Pagano, signore di alcuni castelli nel Mugello e vissuto nei primi decenni del sec. XII. Da questi discese Levaldo, detto "il passerino", dal quale la famiglia trasse il proprio nome. Benincasa di Levaldo fu il primo a trasferirsi a Firenze, dove nel 1172 ottenne di sedere tra i consiglieri del Comune. Dai figli di questi si originarono quattro rami: di breve durata furono quelli di Bencivenni e di Falconiere; quello di Ristoro, che diede vita alla famiglia de' Ristori, partecipò attivamente alla vita politica fiorentina con 12 priori e 12 gonfalonieri e si estinse nel 1573; infine, quello di Giovanni, da cui ebbe origine, dal figlio di questi Passerino, la discendenza più longeva della casata.
Giovanni, figlio di Caccia di Passerino, ottenne da Giovanni di Lussemburgo come ricompensa per il suo valore militare la signoria di Luckau nella Lusazia, dove la famiglia esercitò diritti feudali fino alla fine del XV secolo. Questa linea genealogica si estinse nel 1769 alla morte del barone di Stoebritz e Wilmersdorf Giovanni Guglielmo, uomo dotto e grande mecenate che poteva vantare tra e sue amicizie quella con Voltaire e con Federico II di Prussia.
Fratello di Caccia ed esule da Firenze perchè di fede ghibellina, Giunta si trasferì a Montecchio nell'aretino. I suoi discendenti si stabilirono in seguito a Cortona, ottenendo degli incarichi nel governo della città. Da Rosado (m. 1508) figlio di Mariotto di Giunta, fra i priori di Cortona nel 1486 e fedele sostenitore della politica medicea, nacquero Silvio (1470-1529), Cosimo (m. 1553) e Valerio (m. 1524).
Silvio fece parte del seguito del cardinal Giovanni de' Medici, il quale, elevato al soglio pontificio con il nome di Leone X, ne ricompensò la fedeltà con prestigiose cariche. Ottenuto il Patriziato Romano, la nomina a "conte palatino" e la carica di datario Apostolico nel 1513, quattro anni dopo venne nominato vescovo di Cortona e cardinale, divenendo perciò in seguito noto come "il cardinal da Cortona" o "il Cortona". Il pontefice conferì inoltre a Cosimo e Valerio Passerini, fratelli di Silvio, la signoria feudale delle "Poste di Petrognano" in Umbria (oggi Petrignano), che rimase alla famiglia fino al 1737, quando Clemente XII decise di incamerarla. Quando nel 1523 il cardinal Giulio de' Medici fu eletto papa con il nome di Clemente VII, rappresentanti della famiglia in città rimasero Ippolito ed Alessandro, figli illegittimi rispettivamente di Giuliano e Lorenzo, i quali tuttavia, ancora minorenni, furono posti sotto la tutela del cardinal da Cortona, effettivo detentore del potere. Questi governò con poca scaltrezza, per lo più eseguendo ordini che provenivano da Roma ed assoggettando il governo di Firenze alla politica pontificia, che imponeva alla città anche pesanti oneri finanziari. Per queste ragioni, oltre che per il suo essere forestiero, il cardinale fu particolarmente inviso a gran parte dell'aristocrazia fiorentina. L'avversione degli ottimati e, per ragioni diverse, delle classi medie ed inferiori nei confronti del governo mediceo, condusse nel maggio del 1527, a seguito della notizia del sacco di Roma, ad una sollevazione che ripristinò il governo repubblicano a Firenze. Il Passerini ottenne in seguito il vescovado di Barcellona e di Assisi e negli ultimi anni della sua vita si dedicò al mecenatismo artistico.
Alcuni membri della discendenza di Cosimo, fratello di Silvio, che si estinse nei primi anni del Seicento, furono cavalieri dell'ordine di S. Stefano e di quello di Malta.
La discendenza di Valerio si protrasse invece fino alla prima metà del Novecento. Signore di Petrognano, Cosimo (1606-1671) si distinse nelle guerre contro i Turchi meritando la gran croce di Santo Stefano. In seguito al matrimonio di questi con Orsina Petrucci, ultima discendente della sua casata, la famiglia Passerini ereditò il cognome dell'illustre famiglia senese. Da due dei figli di Cosimo, Leone (n. 1639) e Francesco, derivarono tre linee genealogiche.
Il ramo del primogenito di Leone, Passerino (1685-1733), si mantenne vivo fino al conte Pietro (1791-1863), senatore durante la breve esperienza del Parlamento Toscano nel 1848; suo erede fu il figlio naturale - poi legittimato per Decreto Reale - Napoleone Pio (1862-1940), al quale furono riconosciuti i titoli di conte e patrizio di Cortona. Da un altro figlio di Leone, Cosimo (1696-1747), ebbe origine il ramo che si legò alla famiglia Cerretesi in seguito al matrimonio tra Dionisio di Cosimo (1737-1789) e Nera Cerretesi. Allo stesso ramo appartenne Dionisio di Giuseppe (1826-1895), combattente per l'indipendenza italiana a Curtanone e Montanara e poi deputato al parlamento italiano, e il figlio Giuseppe Lando (n. 1858), letterato e dantista. Da Francesco di Cosimo, priore di Cortona nel 1684 e nel 1695, si diparte il terzo ramo della famiglia. La carica di priore di Cortona fu ricoperta anche dal figlio Silvio (m. 1736) e dal nipote Giovan Tommaso. Ciambellani dei granduchi Ferdinando III e Leopoldo II furono Silvio (1770-1846) e il figlio Gian Tommaso (n. 1799), entrambi cavalieri di S. Stefano.
L'erudito e autorevole genealogista Luigi Passerini, autore di molte monografie sulle più illustri famiglie fiorentine, direttore dell'Archivio di Stato di Firenze dal 1856 e a partire dal 1871 prefetto della Biblioteca Nazionale, riferisce che un ramo della famiglia, dal quale egli stesso affermava di discendere, si stabilì a Dicomano ed incamerò successivamente i beni del ramo cortonese.

Informazioni sulla scheda

Bibliografia consultata:
Rudolf Von Albertini, Firenze dalla repubblica al principato. Storia e coscienza politica., Torino, Einaudi, 1995, pp. 38-39; 104-106; 226; 266;

Giustiniano Degli Azzi Vitelleschi, 'Passerini' in Enciclopedia storico-nobiliare italiana. Famiglie nobili e titolate viventi riconosciute dal R. governo d'Italia compresi: citta, comunità, mense vescovili, abazie, parrocchie ed enti nobili e titolati riconosciuti, Milano, Ed. Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Unione Tipografica, 1928-1935

Redazione e revisone:
Alida Caramagno, 01-GIU-06, prima redazione
   



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Sabato 15 Dicembre 2018 22:52:40